Ne “Il Corriere della sera” di lunedì 25 luglio 2011 si legge un articolo dedicato a una questione che spesso ha infiammato gli animi dei docenti universitari: il restauro integrativo degli edifici storici. Anche se in questo caso non si tratta esattamente di restauro integrativo, bensì di un completamento architettonico. Oggetto dell’operazione è la Basilica di San Lorenzo a Firenze, progettata nel 1515 da Michelangelo.

Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, propone la riqualificazione dell’edificio per celebrare i 150 anni di Firenze capitale d’Italia che festeggerà nel 2015. La spesa preventiva ammonta a circa 2 milioni e mezzo di euro, in gran parte sostenuta da privati. In concreto, il piano prevede il completamento della facciata: creare l’ingresso della Balisica ex novo. Ma un’operazione del genere sarebbe lecita? Riprendere in mano i progetti di un architetto scomparso più di 500 anni fa e tentare di andare incontro al suo volere con gli strumenti e le idee di oggi sarebbe giusto? Operazione più rispettosa e meno invasiva è stata quella compiuta nel 2006 da Eugenio Giani, Assessore di Palazzo Vecchio: con la manifestazione “Suoni e luci” proiettò in notturna il progetto michelangiolesco sulla superficie della facciata. I cittadini accolsero bene la manifestazione, tant’è che fu riproposta diverse volte. Ora invece si tratterebbe di realizzare qualcosa di permanente. Il sindaco Renzi pensa di rivolgersi ai cittadini con un referendum popolare per valutare insieme se il completamento della facciata di San Lorenzo possa essere realmente una soluzione.
Gestire l’innovazione nel rispetto della tradizione non è affare semplice. Soprattutto quando si tratta di edifici storici. Tecnologia, design e arte, tuttavia, insegnano come riqualificare un’area storica nel pieno rispetto della cultura e dell’ambiente non sia poi così difficile o addirittura impossibile.
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