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Villaggio Olimpico Torino 2006 – centro servizi e arco

arco250Centro Servizi
Progetto risultato vincitore di un concorso internazionale, realizzato da un raggruppamento ampio di architetti europei e coordinato dall’Arch Benedetto Camerana. Il Centro Servizi è la parte centrale del villaggio olimpico, in cui sono state recuperate le strutture storiche dei vecchi mercati generali, il MOI, costruiti tra il 1932 e il 1934 dall’Arch. Umberto Cuzzi.

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Ristrutturate e recuperate attentamente con restauro del cemento, consolidamento delle superfici e dei ferri, chiudendo gran parte delle strutture coperte con vetrate che separano le parti esterne, anch’esse coperte, da quelle interne. Area in cui durante le Olimpiadi Invernali si svolgeva la vita giornaliera degli atleti e dei giornalisti.
Le facciate continue chiudono parte delle arcate, mentre altre sono rimaste aperte, porticate, con richiamo ai portici torinesi.

La parte centrale, la tettoia detta aeroplano per le grandi ali di cemento armato con sbalzo di quasi 20 m. sui lati, è stata dotata al di sotto degli sbalzi di una facciata in vetro pieghettata, vetrate autoportanti e leggermente staccate dalla struttura in cemento, per dare libertà al cemento di muoversi a causa della dilatazione termica.

Il ponte pedonale – arco Olimpico
Nel bando del concorso era richiesto un ponte e si pensa così di dargli valenza simbolica, sia per l’evento delle Olimpiadi sia per la trasformazione della città di Torino, da città con tradizione di industria pesante a città che si sta trasformando verso la ricerca in settori dell’industria leggera e della tecnologia. L’altro aspetto è di connessione tra il quartiere, molto popolato e con pochi servizi, e l’area di Lingotto, fornita di attività e dotazioni. Ponte, proprio in termini di dotazioni al quartiere, che incontra l’altra parte della città.
Asse tecnologico di connessione dalla Bolla di Renzo Piano, forse il primo segno di tecnologia contemporanea a Torino, che viene continuato attraverso l’alta tecnologia di questo ponte e si conclude alla base della passerella con la vetrata plissè. Importante il rapporto con Renzo Piano per decidere come attuare la connessione tra questa passerella e quella che esce da Lingotto, che ha apprezzato l’incontro tra le due architetture ed il percorso che lega le due parti della città.
L’arco rosso è stato progettato in collaborazione con l’architetto e ingegnere Hugh Dutton, che ha inventato insieme a Peter Rice il vetro strutturale, “ quello dei ragnetti”, che sta sospeso senza montanti con grandi superfici vetrate.
L’idea è nata pensando alle arcate del mercato, perché non fare un ponte che parte da questi archi? Archi che erano già innovazione tecnologica all’epoca e che sarà la base tecnologica del nostro futuro dopo la manifestazione sportiva. Unito all’idea di Hutton che aveva già pensato in passato ad un ponte strallato sostenuto da un arco.
Oggi, a distanza di 5 anni dalle Olimpiadi, queste strutture non sono ancora state destinate ad alcuna attività. Oltre alla perdita di valore edilizio - architettonico delle strutture, che lentamente conoscono il degrado, il quartiere, dotato di pochi spazi di incontro e poche attività, era destinato già da progetto ad usufruire di questi spazi a tali scopi, a funzioni aperte al pubblico.
La leggerezza del ponte presuppone anche fragilità, al vento ed al carico di persone che camminano tutte insieme. Definito il profilo dei lati dell’impalcato del ponte con ali a V, che non offrono resistenza al vento, impedendo a qualsiasi vento di incidere sulla leggerezza della passerella. Le persone che camminano tutte contemporaneamente potrebbero mandare in risonanza il ponte, ma il problema è solo il fastidio per le forti vibrazioni per chi si trova sul ponte.

Fenomeno che si è scoperto a Londra durante l’inaugurazione del Millenium Bridge di Norman Foster, il giorno dopo è stato chiuso per il disturbo che faceva letteralmente ballare il ponte. Qui a Torino il problema della struttura che va in risonanza col passo delle persone è stato risolto in fase progettuale inserendo due coppie di grandi ammortizzatori alle due testate del ponte, che assorbono il movimento dei passi. In più un mass damper, ammortizzatore basato su massa, appeso sotto la pancia del ponte, una grande lastra di metallo che si muove in controbilanciamento rispetto alle oscillazioni del ponte.

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