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Wang Shu indica la strada

wang-shu-2Il Global Award for Sustainable Architecture, dopo una tappa iniziale a Roma, è approdato a Torino, al Museo Regionale di Scienze Naturali. La mostra è stata presentata dalla rivista bolognese The Plan, con la collaborazione dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Torino e di alessiostudio, gruppo torinese, fondato da Lorena e Rosalì Alessio, la cui esperienza e creatività si snoda in diversi campi: dall'allestimento all'architettura, dall'industrial design all'arredo urbano, il tutto condito da una particolare attenzione e da una forte collaborazione con il mondo asiatico, Giappone in particolare.

GUARDA L'INTERVISTA DI ALESSIOSTUDIO

Il Global Award, come ben lasciano intendere le parole di Carlotta Zucchini, capo redattore di The Plan, ha un unico obiettivo: «Promuovere l’architettura sostenibile come unico tipo di architettura possibile e auspicabile».

L’esposizione ha come leitmotiv il lavoro, i progetti di una vera e propria avanguardia: artisti, architetti che sono diventati attori protagonisti nel campo dello sviluppo sostenibile, attraverso il loro fiuto ad innovare nei settori dell’energia e della tecnologia, sviluppando nuovi standard per le abitazioni e le strutture pubbliche. «Nella mostra – fanno da guida le parole della Zucchini – sono presenti studi e fotografie degli edifici realizzati dai professionisti premiati nel corso degli anni. Questi ultimi, tuttavia, sono idealmente presenti qui a Torino in una serie di video in lingua originale, con sottotitoli in italiano, in cui raccontano la propria esperienza come architetti e la genesi dei loro progetti».

Non in video, ma presente in carne ed ossa Wang Shu. Il momento topico, infatti, è stato raggiunto con la serata del 25 luglio, occasione in cui, proprio l’architetto cinese, premiato nel 2007, ha tenuto una conferenza nelle sale del museo torinese. Titolare dal 1998, insieme a Lu Wenyu, dell’Amateur Architecture Studio, Wang Shu ha studiato i “classici” dell’architettura occidentale ed ora si impegna a rinnovare la cultura cinese.

La sua filosofia, difatti, persegue un approccio con l’architettura di tipo genuino, immediato, naturale, proprio quel sistema che egli vorrebbe si diffondesse nella sua nazione: «Ho ricominciato da zero dopo l'anno 2000, iniziando a meditare sulla situazione in Cina, sulla tradizione e il futuro. Per questa ragione ho deciso di usare nei miei edifici materiali riciclati, non solo per piccoli esperimenti, ma soprattutto per opere di grande scala. Di fronte ad una demolizione e ricostruzione a tale velocità e dimensione, quello che è necessario per superare il caos della metropoli, è l’individuazione di un modo di costruire che possa cambiare, rinnovarsi e che sappia portare avanti una sperimentazione con modalità critico-creative in grado di rapportarsi ai luoghi». 

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